Seduto,
penso a ciò che non conosco.
E questo pensiero
senza forma precisa
si dilata
senza direzione,
come se non fosse più mio,
ma dello spazio che mi circonda.
Una sensazione mi accompagna,
non nata in un tempo preciso,
né legata a qualcosa di definito.
È un’ombra lieve
che non scompare
e non si lascia fissare.
Non riesco a darle un nome,
eppure resta.
Costante,
come una parte silenziosa
che osserva ciò che non comprende.
A volte la chiamo paura,
ma non ha volto,
non ha origine,
non ha confini.
Col tempo ho capito
che non tutto ciò che sento
chiede una spiegazione.
Alcune cose esistono
nel loro restare incomplete,
sospese.
E allora l’ignoto
non è più fuori dalla conoscenza,
ma si riflette
nel modo in cui guardo me stesso.
E solo allora comprendo
che ciò che chiamo ignoto
non è altrove,
ma si muove nel modo
in cui il mio pensiero
tenta di afferrarmi
e si perde.